Diamo voce a fratelli e sorelle

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Questa nuova iniziativa è frutto di una riflessione emersa nel gruppo AMA, attività storica dell’associazione, alla quale partecipano in prevalenza i genitori, con la quale alcuni partecipanti hanno messo in evidenza come ad una componente essenziale della famiglia, le sorelle e i fratelli, i cosiddetti siblings, non sia mai stata dedicata un’attenzione specifica.

Ritenendo che sorelle e fratelli all’interno del sistema familiare sono un ecosistema diverso da quello dei genitori, ha deciso di attivare il gruppo “Diamo Voce a Fratelli e Sorelle” proprio per dare spazio e voce alla loro esperienza e per favorire il confronto e la condivisione sui vissuti e le emozioni che la malattia del fratello o sorella ha per loro comportato o come continui a impattare sulla propria vita.

Quello tra fratelli è un legame differente da quello con i genitori. Nel legame tra fratelli, le traiettorie interpersonali che guidano il comportamento reciproco possono essere di natura agonistica e cooperativa, talvolta il disagio mentale può chiamare a raccolta anche istanze di accudimento o il suo diniego. Avere un fratello o sorella con disabilità è sicuramente una condizione che prevede sfide aggiuntive rispetto ad altre situazioni. Occuparsi dei siblings, in tal senso, significa riconoscere, all’interno della comunità, la ricchezza di cui i legami familiari fraterni sono portatori nell’ambito della salute mentale.

Come scritto nell’articolo pubblicato su Il Notiziario di venerdì 31 ottobre, l’esperienza, partita nella primavera di quest’anno, ha dato risultati più che positivi sia sotto l’aspetto quantitativo sia qualitativo.

Sono state 8 le persone, due fratelli e sei sorelle, di età compresa tra i 30 e i 55 anni, che hanno partecipato con costanza ai 4 incontri. La differenza di età tra di loro non ha comportato ostacoli o difficoltà nello scambio reciproco e nella partecipazione attiva di ciascuno.

Dal punto di vista qualitativo la nostra soddisfazione deriva dalla consapevolezza di aver risposto ad un bisogno reale ma inespresso, del quale fino ad ora non avevamo percepito l’importanza. Ciò che i partecipanti hanno più apprezzato è che, pur nella peculiarità di ciascuna esperienza e storia, il gruppo ha creato le condizioni favorevoli affinché potessero venire espresse emozioni piacevoli e spiacevoli, quali accettazione, forza, dialogo, protezione, speranza di cambiamento, paura, rabbia, frustrazione, vergogna, rifiuto, isolamento, in uno spazio non giudicante, potendo condividerle e sentendosi compresi. Ognuno dei partecipanti si è sentito libero di portare il suo proprio contributo raccontandosi e aprendosi al resto del gruppo in maniera spontanea e naturale.

Una buona parte dei partecipanti ha espresso la necessità che questi incontri fossero stati organizzati molto tempo prima, come se per troppo tempo avessero sperimentato e convissuto con il senso di solitudine, di non poter esprimere vissuti difficilmente esplicitabili o condivisibili con familiari e amici.

Sulla scorta di quanto emerso da questo primo percorso sperimentale ci stiamo attivati su un duplice piano.

Da subito dare continuità al gruppo esistente accogliendo il desiderio di prosecuzione degli incontri con una cadenza più diluita, una volta al mese. C’è sicuramente spazio per accogliere altri partecipanti nel gruppo esistente.

In prospettiva, raccogliendo la riflessione e il desiderio dei partecipanti che questa opportunità di scambio e confronto tra pari fosse stata offerta loro molto tempo prima, abbiamo intenzione di far conoscere i risultati di questa iniziativa alla cittadinanza e alle istituzioni socio sanitarie e sociali, affinché si possa offrire questa opportunità a Sorelle e Fratelli più giovani, al fine di promuovere il benessere attraverso la condivisione e il confronto tra coetanei.